Una precisazione necessaria del gruppo Lit Edizioni

In merito alle recenti polemiche che hanno riguardato la nostra società, la Lit edizioni vuole precisare quanto segue:

  • Innanzitutto, essendo stata coinvolta in una discussione sulle precarie condizioni di lavoro in editoria, la Lit vuole sottolineare di essere una società in cui lavorano 22 dipendenti regolarmente, e da anni, assunti. La quasi totalità della produzione e delle attività (redazione, ufficio stampa, ufficio diritti, ufficio commerciale, ufficio grafico, produzione, segreteria…) viene gestita con personale interno che gode di tutte le tutele di legge (statuto dei lavoratori incluso) riservate in Italia ai lavoratori dipendenti. Questa scelta di gestione del personale è stata seguita sin dalla fondazione della Lit e delle società in essa confluite, ed è sempre stato un motivo di orgoglio, essendo (come è noto) una scelta non molto diffusa nell’editoria italiana.

La Lit, inoltre, è una delle poche società editoriali che, nonostante la crisi degli ultimi anni, ha scelto di provare a mantenere intatti i suoi livelli occupazionali, e non ha proceduto, come molte altre case editrici, a licenziamenti proprio per tutelare la possibilità di una vita dignitosa dei propri dipendenti e delle loro famiglie.

  • Per quanto riguarda i collaboratori esterni, in primo luogo autori e traduttori, è vero che le difficoltà degli ultimi tempi ci hanno portato a ritardi, anche significativi, nei pagamenti, pur non essendo assolutamente vero, come pure è stato scritto e detto, che tali pagamenti siano, nella loro generalità, bloccati da anni.

A tale situazione la casa editrice sta ponendo rimedio in due modi: il primo è ridurre questo tipo di costi in modo da poter più facilmente in futuro mantenere gli impegni presi, il secondo è concordare con i collaboratori che vantano dei crediti nei nostri confronti dei piani di rientro, necessariamente non brevi, cosa che abbiamo fatto e che siamo ovviamente disposti a fare con tutti quelli che ne siano interessati. Se in alcuni casi ci sono stati ritardi nelle nostre risposte, non possiamo che scusarcene e impegnarci perché questo non accada più e dare la nostra disponibilità ad incontrare chiunque, vantando dei crediti nei nostri confronti, sia seriamente disposto a trovare una soluzione.

  • Per quanto riguarda le proteste degli ultimi giorni, e l’eco che hanno suscitato, non possiamo che notare che sono state condotte con toni e mezzi inaccettabili, soprattutto quando si è arrivati a insultare pubblicamente dei nostri dipendenti (con nome e cognome sui social network), a invadere il nostro stand a Torino, a invitare i lettori e gli autori al boicottaggio della nostra casa editrice, il cui effetto fra l’altro sarebbe paradossalmente quello di non permetterci di soddisfare, sia pure in ritardo, le richieste dei nostri creditori. La richiesta poi di chiudere la casa editrice (che pure è stata bizzarramente prospettata dagli “occupanti” ai nostri dipendenti presenti al Salone), e il concreto tentativo, sia pur totalmente velleitario, di operare perché questo accada non può che trovare la nostra totale opposizione. In primo luogo proprio a tutela dei nostri dipendenti e collaboratori; in secondo luogo per permetterci di mantenere, sia pure in ritardo, gli impegni presi; in terzo luogo perché siamo orgogliosi di quanto i nostri marchi editoriali stanno producendo, essendo anche confortati in questo dall’adesione dei lettori e dei collaboratori che, nonostante le difficoltà, restano a lavorare con noi. Umilmente, ma tenacemente, intendiamo continuare ad esistere.
  • Sulle animatrici dei “volontari involontari”, precisiamo che esse hanno avuto una sola occasione di collaborazione con noi, che tale collaborazione è stata pagata, sia pure con sei mesi di ritardo (e comunque molto prima della loro “visita” allo stand di Torino). Che con loro è intercorso un lungo carteggio e che erano state da noi incontrate, a dimostrazione che non è vero che non diamo mai risposte. Possiamo poi tranquillamente smentire, e lo facciamo solo perché la critica è stata incredibilmente ripresa da qualche organo di stampa, che tale pagamento sia avvenuto solo per la loro “alzata di voce”: esso è infatti avvenuto contestualmente ad altri fatti a collaboratori che hanno avuto con noi atteggiamenti molto meno aggressivi. Detto questo, non comprendiamo completamente il senso della critica, che sembra quasi un invito a lasciare per ultimo chi protesta più vivacemente, e ci chiediamo che credibilità possa avere chi trova da ridire anche sui problemi che abbiamo risolto.

Per quanto riguarda altri “volontari involontari”, di cui non conosciamo l’identità, ribadiamo quanto detto sopra: innanzi tutto ci scusiamo, come con tutti, per la situazione e per la nostra manchevolezza, quando ci sia stata, nelle risposte, e diamo la nostra disponibilità a discutere, come con tutti, caso per caso, le soluzioni possibili. Li invitiamo, d’altra parte, a dismettere forme di protesta inutilmente aggressive e offensive anche verso i nostri dipendenti, stigmatizzate fra l’altro dal sindacato di traduttori STRADE sul loro sito, che ci permettiamo di citare:

Veniamo invece alle “campagne”. Se con questo termine si intendono pubbliche denunce, Strade in quanto associazione le campagne non le ha mai fatte e continuerà a non farle. Tra i principî-cardine che il sindacato si è dato fin dall’inizio della sua storia c’è il rispetto: verso tutti i colleghi traduttori e gli altri lavoratori della filiera editoriale; verso le varie associazioni più o meno contigue per oggetto e attività; e infine verso le controparti, cioè le imprese editoriali grandi e piccole.

  • A proposito di media che hanno riferito le polemiche che ci hanno coinvolto, dobbiamo purtroppo rilevare che in nessun caso si sia ritenuto doveroso chiedere anche il nostro punto di vista per informarne, con un minimo di etica professionale, i lettori e gli ascoltatori.
  • Vogliamo infine rassicurare chiunque sostenga la nostra casa editrice (lettori, collaboratori, dipendenti), che i ricavi derivati dalle vendite o dalla condivisione di qualche sacrificio, non sono mai andati, né andranno ad arricchire dirigenti o la proprietà, ma sono sempre destinati innanzitutto a sostegno dell’occupazione dei nostri dipendenti, che consideriamo il nostro bene più prezioso e che ringraziamo anche in quest’occasione per quanto stanno ingiustamente subendo, e, doverosamente, vanno ai nostri collaboratori esterni: siamo impegnati in uno sforzo onesto, duro ma che riteniamo efficace perché, pur nelle attuali condizioni di mercato, non si debbano più creare situazioni di disagio, che noi per primi vogliamo risolvere e di cui non possiamo che scusarci ancora una volta con gli interessati.
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